Fare di ogni quartiere un ‘centro’: lo sviluppo economico per le persone e l’ambiente

Diciamocelo chiaramente. Rilanciare i quartieri di Roma, soprattutto quelli in cui sono cresciuto, non è cosa facile. Eppure siamo noi italiani ad aver insegnato al mondo come si sviluppano le città per il benessere dei cittadini. Abbiamo secoli di storia urbanistica fondata sulla partecipazione comunale. Abbiamo paesi stupendi. Abbiamo un territorio mozzafiato.

E’ il momento di riscattarsi, per trasformare i nostri quartieri in luoghi vivibili e solidali, invece di essere terreno di battaglia tra i poveri ed i diseredati.

Ma non lo si può fare da soli. C’è bisogno di collaborazione istituzionale tra amministrazioni locali e governi nazionali. Perché serve un approccio diverso allo sviluppo del Paese e dei territori. E per questo serve eleggere dei rappresentanti politici che abbiano la stessa visione per il contesto locale e per quello nazionale.

Il programma sviluppo del Movimento 5 Stelle, a cui ho avuto l’onore di contribuire negli ultimi mesi sulla base delle votazioni online da parte degli iscritti, presenta proprio questa visione coerente. Dobbiamo puntare sulle piccole e micro imprese, perché sono queste ad adattarsi meglio ai bisogni del territorio. E bisogna sostenere i piccoli esercizi commerciali. Servono meno supermercati e centri commerciali, che divorano i piccoli esercenti e riducono posti di lavoro, e più mercati rionali, chioschi e botteghe di artigiani, che possono fare rete nelle aree periferiche, portando lavoro e benessere tra la gente contro lo squallore dei quartieri dormitorio. Oggi esistono nuove tecnologie, dalle energie rinnovabili alle stampanti tridimensionali, che rendono la piccola produzione sempre più professionale ed efficiente. Basta un container di metallo ed un pannello solare per creare un negozio o un’officina.

Ho visto questo nuove modello di riscatto urbano in due città dove ho vissuto e lavorato per molti anni. Due città che, per molti aspetti, rappresentano due mondi opposti: Berlino, nella ricca Germania, e Johannesburg, nel Sudafrica campione delle disuguaglianze.

Nei primi anni ’90, Berlino era una città povera e depressa. Molti edifici, soprattutto nell’est post-comunista, erano senza ascensori e senza riscaldamenti, con la gente che sopperiva tramite stufe a legna. Invece di puntare sulla grande distribuzione, come fatto in molte altre capitali europee, i berlinesi hanno investito sui piccoli esercizi commerciali, gli artigiani e l’industria della creatività. Oggi Berlino è una delle città più vivibili al mondo, lontana dal tipico contrasto tra centro e periferia. E’ una città di quartieri autonomi, in cui ogni zona è autosufficiente, con le sue trattorie, botteghe, chioschi, parchi per bambini e circoli per anziani (senza separazioni fittizie tra luoghi per giovani e per quelli che giovani non sono più).

Johannesburg ha una storia di separazione e disuguaglianze, a causa del crimine orrendo dell’apartheid.  Un passato terribile che la città sta cercando di superare. Alcuni quartieri che, fino a pochi anni fa erano dominati da bande criminali, disoccupazione oltre il 60% ed emarginazione sociale, hanno saputo reinventarsi attraendo giovani creativi, creando incubatori per nuova imprenditorialità (le cosiddette start-up). Aree che una volta erano abbandonate ed edifici che raccoglievano spacciatori e prostitute, oggi sono occupati da piccole attività produttive, spazi per il co-working (lavoro condiviso), aree dedicate ai piccoli artigiani e centri di formazione. Con pochi soldi, e grazie al riciclo di container da trasporto, sono riusciti a creare una rete solida di imprese locali e zone ricreative, dove persone di età, razza e provenienza diversa si ritrovano per collaborare e divertirsi.

E’ proprio da questa filosofia di rete che ogni quartiere, anche in periferia, diventa centro di se stesso. Dove si dice no alla segregazione e dove molti lavori non devi più andarli a cercare lontano da casa, ma puoi svilupparli direttamente lì dove vivi.

Questo nuovo modello di sviluppo è al cuore della proposta economica del nostro Movimento e da decenni anima la mia ricerca scientifica ed il mio lavoro. Se ci sono riuscite città così diverse come Berlino e Johannesburg, ci riusciremo anche noi.

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